Pubblichiamo una bellissima lettera, pervenuta attraverso la newsletter di "LiberArci dalle Spine", scritta da Lorena Pecorella, una giovane amica di Corleone.
Qualche giorno fa mi
trovavo davanti ad un bar di Corleone, in cui era stata organizzata una serata
di karaoke e in cui, insieme a me, vi trovavano un gruppo di ragazzi toscani
dell’Arci, che cantavano, ballavano e cenavano. Insomma, si divertivano.
Conoscendoli, e conoscendo anche i ragazzi corleonesi che li accompagnavano, mi
sono unita a loro per cantare “i cento passi” dei Modena City Ramblers. Quando
la canzone è terminata, mi sono messa da parte aspettando che ne partisse
un’altra per riattaccare e non ho potuto non sentire le chiacchiere di un
gruppo di persone sedute vicino a me. Uno di loro si lamentava del casino che
facevamo. “Non si può mangiare tranquilli”- diceva. Qualcun altro, invece, ha
espresso pensieri un po’ più pesanti ai quali non ho potuto non rispondere.
Diceva che, in realtà, tutti questi toscani che vengono a lavorare nei campi
confiscati alla mafia non fanno nulla, “non sanno cosa vuol dire lavorare”. Al
che mi sono arrabbiata, invitando questo gentile signore ad andare anche lui
sui campi per constatare di persona il lavoro di questi ragazzi, che iniziano
la loro giornata lavorativa prestissimo, che si fanno il mazzo sotto il sole e
lavorano perché credono nella legalità, per non ricevere nulla di materiale in
cambio, nessuna ricompensa, ma solo i giudizi ignoranti dei corleonesi antichi
e dalla mentalità chiusa.
Io, quella sera, mi sono vergognata delle parole di quel
corleonese e ho pensato, invece, alle parole di tanti toscani conosciuti
durante il campo a Calenzano, lo scorso luglio. Che differenza!!
Quelle, erano parole di speranza, di fiducia, pronunciate
da gente che crede in noi, ci stima e si unisce a noi nell’impegno e nella
lotta all’indifferenza, all’omertà, alla mafia.
Noi corleonesi, invece, non sappiamo far altro che
lamentarci e giudicare chi sta facendo quello che NOI avremmo il DOVERE di
fare.
Ok, se volete, mandiamo a casa tutti questi ragazzi, però
andiamo noi a lavorare questi campi, e lì, vorrei vedere chi lo farebbe.
Nessuno, perché abbiamo paura, perché siamo solo bravi a parlare.
Ho conosciuto tantissimi volontari toscani, e non solo,
con la voglia di venire a Corleone a lavorare e a produrre i prodotti
dell’Antimafia, e sono loro che ogni giorno mi fanno svegliare con la voglia di
cambiare, sono loro che stanno cambiando Corleone, che ci danno una mano. Non
finirò mai di ringraziarli e mi scuso per l’ignoranza radicata con cui devono
fare i conti qui a Corleone.
Miei cari compaesani, come credete che le cose possano
cambiare se continuate a pensarla in questo modo? O , forse, in realtà, voi non
volete affatto che le cose cambino? Beh…fate come credete.
Potete anche non apprezzare il nostro e il loro lavoro,
ma, per favore, state con la bocca chiusa. E’ meglio per tutti. O, almeno,
prima di parlare, riflettete sulle vostre parole, perché, sappiate, che possono
fare male, tanto male. Grazie.
- Lorena Pecorella -
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| inviato da
gdtoscana il 16/9/2008 alle 9:29 | |